


préface de Christian Boltanski
“…Dans ses photographies, Kiarostami refuse tout détail anecdotique, tout orientalisme de pacotille. Il n’y a jamais chez lui de pittoresque facile. Nous imaginons les paysages iraniens chauds et secs, il nous donne à voir des routes pluvieuses. Il nous montre ce que nous savons tous, mais que nous avions oublié, des visions enfouies au fond de nous-mêmes: ce pare-brise à travers lequel je vois un paysage pluvieux, n’est-il pas celui de la voiture de mon père quand en novembre nous allions en normandie fêter les morts?…”
Boltanski inizia la sua prefazione attraverso un’interessante distinzione tra le arti del tempo e quelle delle spazio e dunque tra cinema e fotografia, ed è là che si colloca “pluie et vent” di Kiarostami: progetto costituito da una serie di scatti effettuati dall’abitacolo della sua vettura durante una giornata di pioggia. Abituato a tutta quella fotografia contemporanea, quella dei Terry Richardson, del compianto Dash Snow, di Tim Barber, così violenta, così pornografica (e che comunque adoro), la fotografia di Kiarostami mi illumina, mi culla nella sua autenticità sterilizzando il mio sguardo da qualunque parassita; sempre distante da ogni convenzione del momento, da ogni moda. Leggero e lirico, come il vento e la pioggia appunto.
Abbas Kiarostami
pluie et vent
ed. gallimard