Archive for category boulevard nostalgia
plan-séquence
Scopro quest’opera durante un’entusiasmante conferenza tenutasi alla cinématheque intitolata la camera bouge! e condotta da willy kurant, grande direttore della fotografia della nouvelle vague francese. I due estratti provengono dal film soy cuba, realizzato da mikhail kalatozov nel 1964 e rientrano sicuramente tra le operazioni più virtuose e complesse della storia del cinema, considerando l’epoca in cui sono state compiute; martin scorsese afferma che se avesse visto soy cuba agli inizi della sua carriera sarebbe stato un regista diverso. Ancora oggi ci si domanda come sia stato possibile volare in quel modo, ed è questa la magia del cinema.
Zine-o-Phobia
A blog created to hail the art of zines and zine-making: per tutti i nostalgici delle vecchie fanzine e del DIY in generale, Zine-o-Phobia offre una ricca collezione delle zine più sconosciute ed interessanti – soprattutto dal punto di vista grafico – e il link agli shop on line dove acquistarle. Tra vecchie e recenti copie ciclostilate, quasi tutte Made in Usa, si possono trovare veri cult editoriali come la newyorkese ZONKED.
Jonas Mekas – Walden 1969
http://www.vimeo.com/2601707
adoro quella struttura così confusa, quell’immagine così granulare, anacronistica.
se dovessi fare un film lo farei così, come diario visivo.
The five lost senses
Senza ombra di dubbio il disco più bello dell’anno è la trilogia Sadly, The Future Is No Longer What It Was del prolifico e mai deludente Leyland James Kirby, uscito per History Always Favours The Winners. Dopo il progetto The Caretaker e The Stranger, Kirby torna con un nuovo disco, meno oscuro e decisamente lontano dagli ascolti inflazionati e ormai scialbi dei drones imperanti.
Bas Jan Ader
Je ne me souviens plus qui m’en a parlé, mais ça a sans doute un rapport avec Love Streams, parce que je crois qu’il y a Cassavetes qui le regarde lorsqu’il pleure en silence, et ce jusqu’à Yves Klein qui tombe des toîts pour le regarder naître, chaque fois, comme ça, d’un coup de crane écrasé. En tout cas je sais pas si c’est lui qui l’a fait du fond des océans, son website, mais il est plutôt cool, faudrait demander à Werner Herzog confirmation, sauf qu’il s’est encore tiré à pied vers sa montagne tyrolienne, dans l’hiver, aux sons froids des crevasses.










