PRIMA DI TUTTO
Le sneakers sono sempre sneakers e nessuno le tocca. La T-shirt piace anche a me e colleziono idee sfogliando pubblicità e strappando cartelloni stradali. Tuttavia non pretendo di chiamare tutto questo “Design”.
Le sneakers sono sempre sneakers e nessuno le tocca. La T-shirt piace anche a me e colleziono idee sfogliando pubblicità e strappando cartelloni stradali. Tuttavia non pretendo di chiamare tutto questo “Design”.
Come in molte produzioni grafiche e animate, anche nell’arte della Title Sequence dei film, si nota una profonda ispirazione al mood degli anni 50′s e 60′s.
Come spiega il credit co-director Todd Hemker dello studio Yellowshed, le reference iniziali sono appunto capolavori come il mondo di Heinz Edelmand in The Yellow Submarine, le animazioni di Terry Gilliam per i film dei Monty Python, l’illustratore Miroslav Sasek e Xanadu.
Per i titoli di coda la Sony Pictures Animation lascia spazio al segno ruvido e ai tratti stilizzati che forzano l’ambiente in elementi 2D color pastello.
Originale infatti la scelta di un trattamento così piatto e stilizzato, che contrasta la perfezione HD del lungometraggio animato, in un momento in cui l’esasperazione della tridimensionalità non sembra avere limiti, grazie anche al recente ritorno delle proiezioni stereoscopiche.
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watch the video: artofthetitle2.com
1. Mulholland Drive, David Lynch
2. Elephant, Gus Van Sant
3. Tropical Malady, Apichatpong Weerasethakul
4. The Host, Bong Joon-ho
5. A History of Violence, David Cronenberg
6. La Graine et le mulet, Abdellatif Kechiche
7. A l’ouest des rails, Wang Bing
8. La guerre des mondes, Steven Spielberg
9. Le Nouveau monde, Terrence Malick
10. Ten, Abbas Kiarostami
ovvero una simil-rubrica per far girare l’economia cioè cose che ho realmente comprato e che vi consiglio

oggi consiglio una produzione isbn edizioni, ma diciamo che le consiglierei quasi tutte le produzioni isbn. questo dvd+libro curato da massimo coppola (del quale sono innamorato dai tempi del suo ‘brand:new’ con sfondo verde e banda bianca) non l’ho ancora visto, ma titaneggia sulla mia libreria tra i buoni propositi del 2010. e siamo solo alla terza di gennaio. ma dovrete pur fidarvi di qualcuno o no?
Marco Bagni (aka Skeggia) is an old friend who studied with us in Reggio Emilia. He left Italy two years ago for travel across Asia.
SUPERFICIALISME définition
Superficialisme n.m. : Néologisme développé par Antoine Capet pour exprimer l’ambivalence inhérente au
tatouage des éphémères dynamiques de groupe (modes…) et du caractère superficiel de la peau. Il désigne
un courant néo-loubard formalisé par deux hérésiarques en la matière qui s’inspirent des débuts du
tatouage occidental, et des réalisations «home-made» de prisonniers sud-africains et de petits cons white-
trash américains.
Terme utilisé pour désigner une démarche à la fois spontanée, intime mais collective, anti-mercantile, et
autodidacte. Un rite initiatique récusant tout caractère anodin. Un processus d’identification. Une réaction
face au culte de l’artiste-tatoueur, à la médicalisation et au compagnonnage prévalant dans le milieu du
tatouage actuel. Un terme définissant un programme se basant sur le « n’importe où, n’importe quoi,
n’importe quand ». Un rejeton du DIY s’autoproclamant mouvement idéologique et artistique.
Karin Kraus
- meta
lenny kravitz _ let love rule (justice remix)
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- last night twitter saved my life
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- la bellezza salverà il mondo


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